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Il CBD suscita interesse per i cani con artrosi. Azione, limiti, sicurezza e legalità: un’analisi chiara basata sugli studi veterinari disponibili.
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Ingredienti naturaliA lungo sconosciuto, il cannabidiolo (CBD) questo composto estratto da Cannabis sativa L. è oggi studiato per i suoi potenziali effetti sul dolore e sull'infiammazione, due meccanismi alla base dell'osteoartrosi. Ma il suo utilizzo nei cani rimane circondato da domande: come funziona davvero? Cosa mostrano gli studi clinici? È ben tollerato? E soprattutto, è autorizzato in Francia?
Il presente articolo offre una lettura chiara e documentata dello stato attuale delle conoscenze, basandosi esclusivamente sulla letteratura scientifica veterinaria disponibile.
La canapa (Cannabis sativa L.) è una delle piante più antiche coltivate dall'uomo, utilizzata da millenni per le sue fibre, i suoi semi... e talvolta per le sue proprietà medicinali. Ma fu solo nel XX secolo che i ricercatori iniziarono a capire cosa si nascondesse veramente in questa pianta.
Nel 1940, il chimico americano Roger Adams riuscì a isolare per la prima volta una molecola allora poco conosciuta: il cannabidiolo, o CBD. Una scoperta che passò inosservata, perché allora l'attenzione scientifica si concentrò maggiormente su un altro composto della cannabis: il THC, psicoattivo, che sarebbe diventato famoso per i suoi effetti psicotropi.
È stato solo con la scoperta del sistema endocannabinoide negli anni '90, una rete di recettori coinvolti nel dolore, nell'infiammazione, nell'umore e nel sistema immunitario, che i ricercatori hanno finalmente capito perché queste molecole vegetali possono avere effetti sul corpo... anche sugli animali.
Questo progresso cambia tutto: invece di essere visto come un semplice componente tra gli altri, il CBD sta diventando oggetto di un numero crescente di studi, in particolare per stress, dolore e infiammazione.
Oggi il CBD utilizzato negli integratori alimentari per animali proviene principalmente dalla canapa industriale, una varietà di cannabis naturalmente ricca di CBD ma contenente pochissimo THC (spesso meno dello 0,2%). I produttori estraggono poi i diversi cannabinoidi presenti nella pianta per ottenere formule più o meno concentrate a seconda delle esigenze.
Una volta estratto dalla pianta, il CBD può presentarsi in diverse forme, che non sono uguali in termini di composizione o di potenziali effetti:
Queste diverse forme influenzano non solo l'effetto percepito, ma anche la biodisponibilità, la tolleranza, il gusto e la qualità complessiva del prodotto.
Il CBD per cani esiste in diverse forme, ma non tutte offrono la stessa stabilità o precisione di dosaggio.
In pratica: per il sostegno articolare, l’olio resta la forma più affidabile e quella meglio studiata.
Il CBD non agisce direttamente sulla cartilagine, ma potrebbe modulare diversi percorsi coinvolti nei meccanismi chiave dei disturbi articolari come l'infiammazione e il dolore.
Il corpo dei cani (come quello degli esseri umani) è dotato di un sistema endocannabinoide : una rete di recettori (CB1, CB2), enzimi e molecole prodotte naturalmente dall'organismo. Questo sistema regola in particolare il dolore, l’infiammazione, la modulazione della risposta immunitaria e la mobilità.
I recettori CB2 sono presenti nei tessuti articolari, nella membrana sinoviale e in alcune cellule immunitarie coinvolte nell'osteoartrosi. Questo spiega perché il CBD può influenzare indirettamente la percezione del dolore e la risposta infiammatoria.
Numerosi studi in vitro e preclinici dimostrano che il CBD potrebbe:
Questi effetti non “riparano” l’articolazione ma potrebbero limitare l’infiammazione cronica, che è alla base del dolore legato all’osteoartrosi.
Il CBD non è un classico antidolorifico. Agisce invece su:
Questo effetto potrebbe spiegare perché alcuni cani affetti da osteoartrosi appaiono meno sensibili o più mobili negli studi clinici.
La ricerca sul CBD in medicina veterinaria sta progredendo rapidamente. Gli studi sono ancora limitati, ma permettono già di osservare due ambiti ben documentati:
Ad oggi, solo due studi hanno testato il CBD nei cani per via transdermica. Coinvolgono pochissimi animali e non sono né randomizzati né controllati, il che non consente di valutarne l'efficacia in buone condizioni scientifiche. Questi dati rimangono quindi esplorativi, e solo la via orale ha attualmente risultati clinici utilizzabili.
Gli studi veterinari disponibili si concentrano quindi sulla somministrazione orale di CBD al cane.
Studio di Gamble et al. (2018)
22 cani affetti da osteoartrite sono stati seguiti in un protocollo crossover in cui ciascuno ha ricevuto, successivamente, CBD e poi un placebo. Il trattamento consisteva in 2 mg/kg di CBD due volte al giorno, sotto forma di olio orale, per quattro settimane.
I risultati hanno mostrato una chiara riduzione del dolore secondo il questionario CBPI, nonché un miglioramento della mobilità misurato dal punteggio Hudson. Molti proprietari hanno riferito che il loro cane si muoveva più facilmente, sembrava meno rigido e più attivo nella quotidianità.
Il trattamento è stato generalmente ben tollerato, con solo un leggero aumento negli esami del sangue di ALP, un enzima epatico che può aumentare quando il fegato metabolizza ulteriormente un prodotto, senza segni di malattia associata in questo studio.
Questo studio è diventato di riferimento perché è il primo a dimostrare un effetto clinico osservabile del CBD nell’osteoartrosi canina.
Studio di Verrico et al. (2020)
In questo studio in doppio cieco, i ricercatori hanno confrontato il CBD standard con il CBD liposomiale, due formulazioni molto diverse in termini di assorbimento. I cani affetti da osteoartrite sono stati divisi in tre gruppi: CBD liposomiale (20 mg/giorno), CBD standard (50 mg/giorno), placebo.
Entrambe le forme di CBD hanno permesso una riduzione del dolore e una migliore mobilità, ma risalta un punto essenziale: la formulazione liposomiale, meglio assorbita, ha ottenuto risultati comparabili con una dose molto più bassa.
Questo studio mostra quanto la biodisponibilità condizioni l’efficacia reale di un integratore al CBD.
Studio di Patikorn et al. (2023)
Per valutare in generale l’efficacia del CBD nell’osteoartrosi canina, i ricercatori hanno messo insieme i dati di cinque studi, che rappresentano 117 cani.
Le tendenze generali confermano il lavoro precedente: diversi studi mostrano una riduzione del dolore e un migliore comfort nei cani trattati.
Tuttavia, gli autori sottolineano che la certezza scientifica rimane bassa. I numeri sono modesti, la durata dello studio breve e i metodi molto eterogenei. Questa meta-analisi ci ricorda che, sebbene i risultati siano incoraggianti, non abbiamo ancora la prospettiva necessaria per considerare il CBD come un trattamento consolidato.
Studio di Tasma et al. (2024)
Questo studio recente e più impegnativo ha incluso 42 cani con disturbi della mobilità, inclusi molti casi di osteoartrite. Ogni cane ha ricevuto 5 mg/kg di CBD due volte al giorno in un protocollo crossover di 45 giorni, a volte da solo, a volte in combinazione con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
I proprietari hanno spesso percepito un miglioramento del comfort e della mobilità durante le fasi CBD. D'altra parte, le misurazioni strumentali della locomozione, che sono più oggettive, non hanno sempre confermato questi miglioramenti.
Inoltre, la combinazione CBD + FANS ha comportato un aumento più marcato di alcuni enzimi epatici, senza sintomi clinici.
Il CBD può aiutare alcuni cani, ma il suo effetto non è sistematico e deve essere usato con cautela quando viene associato ad altri trattamenti.
Gli studi farmacocinetici (Samara et al., Polidoro et al., Limsuwan et al., Di Salvo et al.) si concentrano sul comportamento del CBD una volta nell'organismo del cane: il suo assorbimento, la sua biodisponibilità, la sua evoluzione nel tempo dalla somministrazione alla sua eliminazione.
Questi studi mostrano che il CBD viene assorbito rapidamente nel cane, con un picco nel sangue 1–2 ore dopo l’assunzione. In genere è questo il momento in cui si iniziano a osservare i primi effetti.
La sua biodisponibilità orale è bassa e variabile (tra il 13% e il 19%), il che spiega perché le forme liposomiali possono sembrare più efficaci a dosi ridotte.
Poiché la sua emivita è breve, la maggior parte degli studi utilizza la somministrazione due volte al giorno per mantenere un effetto stabile. L'emivita in farmacocinetica corrisponde al tempo necessario affinché la concentrazione di un farmaco nel sangue si dimezzi. Questa è la velocità con cui il corpo elimina una sostanza.
Gli studi clinici disponibili mostrano che il CBD è generalmente ben tollerato nei cani nelle dosi e nella durata testate: da 2 a 5 mg/kg due volte al giorno in studi sull'osteoartrosi (Gamble et al., Verrico et al., Talsma et al.) e fino a 4 mg/kg al giorno per 6 mesi in cani adulti sani senza effetti avversi importanti. Anche nei protocolli più lunghi, i parametri ematici rimangono entro limiti normali, ad eccezione di un isolato aumento di ALP, reversibile dopo la sospensione del prodotto. Non sono stati osservati segni clinici di tossicità epatica.
Ad oggi i dati disponibili non segnalano alcun caso di grave sovradosaggio alle dosi testate in medicina veterinaria. Gli effetti riscontrati durante un'assunzione eccessiva sono piuttosto benigni : sonnolenza marcata, disturbi digestivi o atassia temporanea, legata ad un'eccessiva sedazione.
Studi a lungo termine confermano inoltre che la somministrazione ripetuta può provocare leggero accumulo di CBD nel sangue, ma senza conseguenze cliniche entro i limiti di dosaggio utilizzati.
In pratica i rischi aumentano soprattutto quando il CBD è:
In queste situazioni si raccomanda maggiore cautela e monitoraggio veterinario. In altri casi, gli studi suggeriscono che l’uso del CBD, anche prolungato, resta sicuro purché le dosi utilizzate corrispondano a quelle scientificamente validate.
Il CBD non agisce sulla cartilagine né sullo sviluppo dell'osteoartrosi. Il suo interesse è altrove: può ridurre l'infiammazione e modulare la percezione del dolore, il che a volte basta per rendere i movimenti un po' più flessibili e le giornate più confortevoli. Ma non corregge la causa del problema.
Tuttavia, gli studi mostrano risposte molto variabili da un cane all'altro. Alcuni diventano più mobili, altri difficilmente reagiscono. Queste differenze sembrano legate al metabolismo individuale ma anche alla qualità dell'estratto. Il lavoro più convincente riguarda soprattutto gli oli ad ampio o completo spettro, o anche le formule liposomiali, che vengono assorbite meglio e sono più consistenti rispetto a dolcetti o prodotti poco standardizzati.
Se il veterinario sceglie di utilizzarlo, il dosaggio deve rimanere adeguato al peso e alle condizioni fisiche del cane. Particolare vigilanza è necessaria per chi è già in cura, in particolare antinfiammatori. Il CBD resta sconsigliato in caso di fragilità epatica.
Infine, un punto essenziale: il quadro normativo. In Francia, soltanto l’olio di canapa ricavato dai semi è autorizzato nell’alimentazione animale. Il CBD somministrato per via orale è considerato un additivo non autorizzato, e non può quindi essere venduto legalmente per essere ingerito dai cani.
Solo i prodotti destinati all'applicazione locale, senza assorbimento sistemico, sono oggi tollerati in attesa di possibili sviluppi europei, ma questi prodotti non hanno dimostrato la loro efficacia in nessuno studio veterinario.
Il CBD suscita un reale interesse come sostegno per i cani con artrosi e la letteratura scientifica sta iniziando a chiarirne gli effetti. Gli studi disponibili mostrano risultati incoraggianti sul dolore e sulla mobilità, ma anche una grande variabilità della risposta individuale. Il CBD non ripara l’articolazione: il suo ruolo resta quello di sostenere il comfort, non di costituire un trattamento di fondo.
La sua efficacia dipende fortemente dalla qualità dell’estratto, dalla biodisponibilità e dal dosaggio, oltre che dallo stato di salute del cane. Alle dosi studiate, il CBD appare generalmente ben tollerato, ma richiede particolare attenzione in caso di trattamenti concomitanti o fragilità epatica.
Infine, un punto essenziale: in Francia, il CBD somministrato per via orale agli animali non è autorizzato. In attesa di un eventuale quadro normativo europeo, è essenziale rivolgersi al veterinario per ogni decisione e preferire soluzioni comprovate per sostenere la mobilità (gestione del peso, attività adeguata, Omega-3, fisioterapia).
Questo articolo è stato redatto dal team R&S del Laboratorio Sensilia, esperto in nutrizione animale.