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    Fiore di canapa in macro, tricomi e pistilli arancioni visibili – illustrazione degli estratti di CBD utilizzati negli integratori per animali.

    CBD e artrosi nel cane: effetti, studi e limiti

    Il CBD suscita interesse per i cani con artrosi. Azione, limiti, sicurezza e legalità: un’analisi chiara basata sugli studi veterinari disponibili.

    Pauline Durepaire

    Published in

    Ingredienti naturali
    CBD
    Cannabidiolo

    Indice

    1. Cos'è il CBD?

    2. Come funziona il CBD sui disturbi articolari?

    3. Cosa dicono gli studi clinici sui cani?

    4. È opportuno somministrare CBD al proprio cane in caso di artrosi?

    A lungo sconosciuto, il cannabidiolo (CBD), un composto estratto da Cannabis sativa L., è oggi studiato per i suoi potenziali effetti sul dolore e sull'infiammazione, due meccanismi alla base dell'osteoartrosi. Il suo utilizzo nei cani solleva però diverse domande: come agisce realmente? Che cosa mostrano gli studi clinici? È ben tollerato? E soprattutto, è autorizzato in Francia?

    Il presente articolo offre una lettura chiara e documentata dello stato attuale delle conoscenze, basandosi esclusivamente sulla letteratura scientifica veterinaria disponibile.

    Cos'è il CBD?

    La canapa (Cannabis sativa L.) è una delle piante più antiche coltivate dall'uomo, utilizzata da millenni per le sue fibre, i suoi semi... e talvolta per le sue proprietà medicinali. Ma fu solo nel XX secolo che i ricercatori iniziarono a capire cosa si nascondesse veramente in questa pianta.

    Nel 1940, il chimico americano Roger Adams riuscì a isolare per la prima volta una molecola allora poco conosciuta: il cannabidiolo, o CBD. Una scoperta che passò inosservata, perché allora l'attenzione scientifica si concentrò maggiormente su un altro composto della cannabis: il THC, psicoattivo, che sarebbe diventato famoso per i suoi effetti psicotropi.

    È stato solo con la scoperta del sistema endocannabinoide negli anni '90, una rete di recettori coinvolti nel dolore, nell'infiammazione, nell'umore e nel sistema immunitario, che i ricercatori hanno finalmente capito perché queste molecole vegetali possono avere effetti sul corpo... anche sugli animali.

    Questa scoperta ha cambiato radicalmente la prospettiva: da semplice componente tra molti altri, il CBD è diventato oggetto di un numero crescente di studi, in particolare su stress, dolore e infiammazione.

    Oggi il CBD utilizzato negli integratori alimentari per animali proviene principalmente dalla canapa industriale, una varietà di cannabis naturalmente ricca di CBD ma contenente pochissimo THC (spesso meno dello 0,2%). I produttori estraggono poi i diversi cannabinoidi presenti nella pianta per ottenere formule più o meno concentrate a seconda delle esigenze.

    I diversi tipi di estratti di CBD

    Una volta estratto dalla pianta, il CBD può presentarsi in diverse forme, che non sono uguali in termini di composizione o di potenziali effetti:

    • Isolato di CBD
      Si tratta di CBD purificato per oltre il 99%, sotto forma di polvere o integrato in un olio. Non contiene altri cannabinoidi, terpeni o tracce di THC. Il vantaggio è una composizione stabile e perfettamente controllata. Lo svantaggio è la perdita del cosiddetto “effetto entourage”, ossia la naturale sinergia tra i diversi composti della pianta.
    • Estratto ad ampio spettro (broad-spectrum)
      Contiene CBD e parte delle altre molecole naturali della canapa (cannabinoidi minori, terpeni), ma è completamente privo di THC. Spesso rappresenta un buon compromesso tra purezza e ricchezza molecolare.
    • Estratto a spettro completo (full-spectrum)
      È l’estratto che conserva la maggiore varietà di composti vegetali: CBD, altri cannabinoidi, terpeni, flavonoidi… oltre a tracce minime di THC (sempre al di sotto dei limiti di legge). Alcuni studi suggeriscono che lo spettro completo potrebbe consentire una modulazione più sottile del sistema endocannabinoide.

    Queste diverse forme influenzano non solo l'effetto percepito, ma anche la biodisponibilità, la tolleranza, il gusto e la qualità complessiva del prodotto.

    Integratori alimentari al CBD

    Il CBD per cani esiste in diverse forme, ma non tutte offrono la stessa stabilità o precisione di dosaggio.

    • Oli al CBD: è la forma utilizzata nella maggior parte degli studi veterinari. L’olio consente un dosaggio preciso, un corretto assorbimento e un semplice adattamento al peso. Può essere somministrato direttamente in bocca o mescolato alla razione.
    • Bocconcini arricchiti con CBD: pratici e appetibili, ma meno precisi: la dose effettiva può variare in base alla produzione e l’assorbimento dipende dalla composizione del bocconcino.
    • Capsule o perle: Stabili e insapori, utili per i cani difficili, ma meno flessibili dell’olio e talvolta più difficili da somministrare.
    • Forme topiche (creme, balsami): non presentano un beneficio dimostrato per l'articolazione: nessuna prova di efficacia sull'artrosi per via cutanea.

    In pratica: per il sostegno articolare, l’olio resta la forma più affidabile e quella meglio studiata.

    Come funziona il CBD sui disturbi articolari?

    Il CBD non agisce direttamente sulla cartilagine, ma potrebbe modulare diversi percorsi coinvolti nei meccanismi chiave dei disturbi articolari come l'infiammazione e il dolore.

    Il ruolo del sistema endocannabinoide nelle articolazioni

    Il corpo dei cani (come quello degli esseri umani) è dotato di un sistema endocannabinoide: una rete di recettori (CB1, CB2), enzimi e molecole prodotte naturalmente dall'organismo. Questo sistema regola in particolare il dolore, l’infiammazione, la risposta immunitaria e la mobilità.

    I recettori CB2 sono presenti nei tessuti articolari, nella membrana sinoviale e in alcune cellule immunitarie coinvolte nell'osteoartrosi. Questo spiega perché il CBD può influenzare indirettamente la percezione del dolore e la risposta infiammatoria.

    Un potenziale effetto antinfiammatorio

    Numerosi studi in vitro e preclinici dimostrano che il CBD potrebbe:

    • ridurre la produzione di citochine proinfiammatorie (TNF-α, IL-6),
    • ridurre l'attività di alcuni enzimi coinvolti nell'infiammazione (COX-2, LOX),
    • modulare l'attività delle cellule immunitarie presenti nell'articolazione.

    Questi effetti non “riparano” l’articolazione ma potrebbero limitare l’infiammazione cronica, che è alla base del dolore legato all’osteoartrosi.

    Modulazione del dolore

    Il CBD non è un classico antidolorifico. Agisce invece su:

    • recettori dei cannabinoidi,
    • alcuni recettori del dolore (TRPV1),
    • e vie coinvolte nella modulazione della percezione del dolore.

    Questo effetto potrebbe spiegare perché, negli studi clinici, alcuni cani affetti da osteoartrosi sembrano provare meno dolore o mostrano una maggiore mobilità.

    Cosa dicono gli studi clinici sui cani?

    La ricerca sul CBD in medicina veterinaria sta progredendo rapidamente. Gli studi sono ancora limitati, ma permettono già di osservare due ambiti ben documentati:

    • il suo potenziale interesse per il dolore e i disturbi articolari,
    • il suo profilo di tolleranza generalmente favorevole, con alcuni aspetti da monitorare.

    Ad oggi, solo due studi hanno testato il CBD nei cani per via transdermica. Coinvolgono pochissimi animali e non sono né randomizzati né controllati, il che non consente di valutarne l'efficacia secondo criteri scientifici rigorosi. Questi dati rimangono quindi esplorativi, e solo la via orale ha attualmente risultati clinici utilizzabili.

    Gli studi veterinari disponibili si concentrano quindi sulla somministrazione orale di CBD al cane.

    Studi sui disturbi articolari e sul dolore

    Studio di Gamble et al. (2018)

    22 cani affetti da osteoartrite sono stati seguiti in un protocollo crossover in cui ciascuno ha ricevuto, successivamente, CBD e poi un placebo. Il trattamento consisteva in 2 mg/kg di CBD due volte al giorno, sotto forma di olio orale, per quattro settimane.

    I risultati hanno mostrato una chiara riduzione del dolore secondo il questionario CBPI, nonché un miglioramento della mobilità misurato dal punteggio Hudson. Molti proprietari hanno riferito che il loro cane si muoveva più facilmente, sembrava meno rigido e più attivo nella quotidianità.

    Il trattamento è stato generalmente ben tollerato, con un lieve aumento dei livelli ematici di ALP, un enzima epatico che può aumentare quando il fegato metabolizza maggiormente un prodotto, senza segni di malattia associata in questo studio.

    Questo studio è diventato di riferimento perché è il primo a dimostrare un effetto clinico osservabile del CBD nell’osteoartrosi canina.

    Studio di Verrico et al. (2020)

    In questo studio in doppio cieco, i ricercatori hanno confrontato il CBD standard con il CBD liposomiale, due formulazioni molto diverse in termini di assorbimento. I cani affetti da osteoartrite sono stati divisi in tre gruppi: CBD liposomiale (20 mg/giorno), CBD standard (50 mg/giorno), placebo.

    Entrambe le forme di CBD hanno permesso una riduzione del dolore e una migliore mobilità, ma risalta un punto essenziale: la formulazione liposomiale, meglio assorbita, ha ottenuto risultati comparabili con una dose molto più bassa.

    Questo studio mostra quanto la biodisponibilità condizioni l’efficacia reale di un integratore al CBD.

    Studio di Patikorn et al. (2023)

    Per valutare in generale l’efficacia del CBD nell’osteoartrosi canina, i ricercatori hanno messo insieme i dati di cinque studi, che rappresentano 117 cani.

    Le tendenze generali confermano il lavoro precedente: diversi studi mostrano una riduzione del dolore e un migliore comfort nei cani trattati.

    Tuttavia, gli autori sottolineano che la certezza scientifica rimane bassa. I numeri sono modesti, la durata dello studio breve e i metodi molto eterogenei. Questa meta-analisi ci ricorda che, sebbene i risultati siano incoraggianti, non abbiamo ancora la prospettiva necessaria per considerare il CBD come un trattamento consolidato.

    Studio di Tasma et al. (2024)

    Questo studio recente e più ampio ha incluso 42 cani con disturbi della mobilità, compresi numerosi casi di osteoartrosi. Ogni cane ha ricevuto 5 mg/kg di CBD due volte al giorno nell’ambito di un protocollo crossover di 45 giorni, talvolta da solo e talvolta in associazione con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

    I proprietari hanno spesso percepito un miglioramento del comfort e della mobilità durante le fasi CBD. D'altra parte, le misurazioni strumentali della locomozione, che sono più oggettive, non hanno sempre confermato questi miglioramenti.

    Inoltre, la combinazione CBD + FANS ha comportato un aumento più marcato di alcuni enzimi epatici, senza sintomi clinici.

    Il CBD può aiutare alcuni cani, ma il suo effetto non è sistematico e deve essere usato con cautela quando viene associato ad altri trattamenti.
    Talsma et al.

    Studi sulla biodisponibilità del CBD

    Gli studi farmacocinetici (Samara et al., Polidoro et al., Limsuwan et al., Di Salvo et al.) si concentrano sul comportamento del CBD una volta nell'organismo del cane: il suo assorbimento, la sua biodisponibilità, la sua evoluzione nel tempo dalla somministrazione alla sua eliminazione.

    Questi studi mostrano che il CBD viene assorbito rapidamente nel cane, con un picco nel sangue 1–2 ore dopo l’assunzione. In genere è questo il momento in cui si iniziano a osservare i primi effetti.

    La sua biodisponibilità orale è bassa e variabile (tra il 13% e il 19%), il che spiega perché le forme liposomiali possono sembrare più efficaci a dosi ridotte.

    Poiché la sua emivita è breve, la maggior parte degli studi prevede due somministrazioni al giorno per mantenere un effetto stabile. In farmacocinetica, l’emivita corrisponde al tempo necessario affinché la concentrazione di una sostanza nel sangue si dimezzi. Questo parametro indica la velocità con cui l’organismo elimina la sostanza.

    Studi sulla sicurezza del CBD

    Gli studi clinici disponibili mostrano che il CBD è generalmente ben tollerato nei cani nelle dosi e nella durata testate: da 2 a 5 mg/kg due volte al giorno in studi sull'osteoartrosi (Gamble et al., Verrico et al., Talsma et al.) e fino a 4 mg/kg al giorno per 6 mesi in cani adulti sani senza effetti avversi importanti. Anche nei protocolli più lunghi, i parametri ematici rimangono entro limiti normali, ad eccezione di un isolato aumento di ALP, reversibile dopo la sospensione del prodotto. Non sono stati osservati segni clinici di tossicità epatica.

    Ad oggi i dati disponibili non segnalano alcun caso di grave sovradosaggio alle dosi testate in medicina veterinaria. Gli effetti riscontrati in caso di assunzione eccessiva sono generalmente lievi: sonnolenza marcata, disturbi digestivi o atassia temporanea, legati a un’eccessiva sedazione.

    Studi a lungo termine confermano inoltre che la somministrazione ripetuta può provocare un lieve accumulo di CBD nel sangue, ma senza conseguenze cliniche entro i limiti di dosaggio utilizzati.

    In pratica i rischi aumentano soprattutto quando il CBD è:

    • somministrato a dosi molto più elevate di quelle testate,
    • in combinazione con farmaci metabolizzati dal fegato (in particolare FANS),
    • somministrato a cani con danno epatico preesistente.

    In queste situazioni si raccomanda maggiore cautela e monitoraggio veterinario. In altri casi, gli studi suggeriscono che l’uso del CBD, anche prolungato, resta sicuro purché le dosi utilizzate corrispondano a quelle scientificamente validate.

    Cosa ricordare dagli studi sul CBD nei cani
    • Può ridurre il dolore e migliorare la mobilità
    • Generalmente ben tollerato
    • Il dosaggio massimo è 10 mg/kg/giorno
    • Gli effetti variano a seconda del cane e dell'estratto di CBD
    • La forma liposomiale ha una migliore biodisponibilità
    • Attenzione ai FANS e ai cani con danni al fegato

    È opportuno somministrare CBD al proprio cane in caso di artrosi?

    Il CBD non agisce sulla cartilagine né sullo sviluppo dell'osteoartrosi. Il suo interesse è altrove: può ridurre l'infiammazione e modulare la percezione del dolore, il che a volte basta per rendere i movimenti un po' più flessibili e le giornate più confortevoli. Ma non corregge la causa del problema.

    Tuttavia, gli studi mostrano risposte molto variabili da un cane all'altro. Alcuni diventano più mobili, mentre altri mostrano una risposta minima o nulla. Queste differenze sembrano legate al metabolismo individuale, ma anche alla qualità dell'estratto. I risultati più convincenti riguardano soprattutto gli oli ad ampio o completo spettro e le formule liposomiali, che vengono assorbiti meglio e presentano una composizione più costante rispetto ai bocconcini o ai prodotti poco standardizzati.

    Se il veterinario sceglie di utilizzarlo, il dosaggio deve essere adeguato al peso e alle condizioni fisiche del cane. È necessaria particolare cautela nei cani che assumono già farmaci, in particolare antinfiammatori. Il CBD resta sconsigliato in caso di fragilità epatica.

    Infine, un punto essenziale: il quadro normativo. In Francia, soltanto l’olio di canapa ricavato dai semi è autorizzato nell’alimentazione animale. Il CBD somministrato per via orale è considerato un additivo non autorizzato, e non può quindi essere venduto legalmente per essere ingerito dai cani.

    Solo i prodotti destinati all'applicazione locale, senza assorbimento sistemico, sono oggi tollerati in attesa di possibili sviluppi europei, ma questi prodotti non hanno dimostrato la loro efficacia in nessuno studio veterinario.

    Domande frequenti

    Conclusione

    Il CBD suscita un reale interesse come sostegno per i cani con artrosi e la letteratura scientifica sta iniziando a chiarirne gli effetti. Gli studi disponibili mostrano risultati incoraggianti sul dolore e sulla mobilità, ma anche una grande variabilità della risposta individuale. Il CBD non ripara l’articolazione: il suo ruolo resta quello di sostenere il comfort, non di costituire un trattamento di fondo.

    La sua efficacia dipende fortemente dalla qualità dell’estratto, dalla biodisponibilità e dal dosaggio, oltre che dallo stato di salute del cane. Alle dosi studiate, il CBD appare generalmente ben tollerato, ma richiede particolare attenzione in caso di trattamenti concomitanti o fragilità epatica.

    Infine, un punto essenziale: in Francia, il CBD somministrato per via orale agli animali non è autorizzato. In attesa di un eventuale quadro normativo europeo, è essenziale rivolgersi al veterinario per ogni decisione e preferire soluzioni comprovate per sostenere la mobilità (gestione del peso, attività adeguata, Omega-3, fisioterapia).

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    Questo articolo è stato redatto dal team R&S del Laboratorio Sensilia, esperto in nutrizione animale.

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