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    Cozze verdi della Nuova Zelanda durante la raccolta, prima dell'estrazione sotto forma di olio per un integratore articolare per cani

    Origine e coltivazione della cozza verde della Nuova Zelanda

    Scopra l'origine della cozza verde della Nuova Zelanda, il suo ecosistema marino, la sua acquacoltura sostenibile e l'estrazione del suo olio ricco di Omega-3.

    Pauline Durepaire

    Published in

    Ingredienti naturali
    Cozza verde

    Sommario

    1. Un ecosistema marino unico

    2. Dalla raccolta selvatica all'acquacoltura moderna

    3. Dalla cozza all'olio

    4. Una risorsa sostenibile

    La cozza verde della Nuova Zelanda (Perna canaliculus) è oggi una delle fonti marine di Omega-3 più studiate nell'ambito del comfort articolare. Utilizzata in numerosi integratori alimentari per l'uomo e per il cane, attira anche l'attenzione per il suo metodo di coltivazione unico e per la sua ricchezza naturale di lipidi marini.

    Ma dietro l'olio di cozza verde si cela una storia molto più ampia: quella di un ecosistema costiero neozelandese, di una specie endemica profondamente legata alle tradizioni maori e di un'acquacoltura tra le meno intensive al mondo in termini di risorse.

    Come viene coltivata la cozza verde? Perché svolge un ruolo importante negli ecosistemi marini? Come viene estratto l'olio per preservare i suoi preziosi principi attivi?

    Dall'origine della cozza verde ai metodi moderni di estrazione del suo olio, questo articolo ripercorre la storia, l'ecosistema e la sostenibilità di questo ingrediente marino unico.

    Un ecosistema marino unico

    La cozza verde della Nuova Zelanda (Perna canaliculus) è oggi conosciuta per la sua ricchezza naturale di lipidi marini e Omega-3. Ma prima di essere utilizzata negli integratori alimentari, questa specie è soprattutto un elemento centrale degli ecosistemi costieri neozelandesi.

    Endemica di Aotearoa, il nome maori della Nuova Zelanda, la cozza verde si sviluppa esclusivamente in alcune zone costiere del paese, in particolare nei Marlborough Sounds, nel golfo di Hauraki e in diverse baie riparate ricche di fitoplancton.

    Riconoscibile per il bordo verde della sua conchiglia, può vivere sia sulle rocce che su fondali sabbiosi o fangosi. Allo stato selvatico, le cozze formano talvolta vere e proprie barriere sottomarine capaci di offrire rifugio a numerose specie marine.

    Un'eredità legata alla cultura maori

    Molto prima dello sviluppo dell'acquacoltura moderna, la cozza verde faceva già parte dell'alimentazione tradizionale maori.

    Le comunità costiere raccoglievano le cozze in base alle stagioni e le consumavano fresche, secche o conservate. Alcune pratiche di raccolta e di gestione delle zone costiere si basavano su una logica di conservazione delle risorse marine a lungo termine.

    Nella cultura maori, questo rapporto con il litorale si inserisce nel principio del kaitiakitanga, che indica una forma di responsabilità e di tutela degli esseri viventi.

    La cozza verde occupa ancora oggi un posto importante in questa memoria marittima neozelandese.

    Una specie chiave per la biodiversità locale

    La cozza verde è un mollusco filtratore. Si nutre filtrando l'acqua di mare per catturare il fitoplancton e le particelle organiche in sospensione.

    Questa funzione svolge diversi ruoli ecologici:

    • partecipazione alla chiarificazione dell'acqua,
    • circolazione dei nutrienti nell'ecosistema,
    • creazione di habitat per altre specie marine,
    • stabilizzazione di alcune zone costiere.

    I banchi di cozze fungono anche da rifugio per numerosi organismi marini come crostacei, alghe, invertebrati o pesci giovanili.

    La presenza di banchi di cozze è spesso considerata un indicatore di buona salute ecologica delle zone costiere.

    Dalla raccolta selvatica all'acquacoltura moderna

    Fino alla metà del XX secolo, le cozze verdi venivano raccolte principalmente allo stato selvatico. L'aumento della domanda e alcuni metodi di pesca intensiva hanno progressivamente indebolito diversi banchi naturali.

    Di fronte a questa pressione, la Nuova Zelanda ha sviluppato l'acquacoltura di cozze verdi a partire dagli anni '60.

    Una coltivazione direttamente legata ai cicli naturali

    Oggi, la maggior parte delle cozze verdi viene coltivata su sistemi chiamati longlines:

    • lunghe linee flottanti mantenute da boe,
    • alle quali sono sospese corde verticali,
    • sulle quali le giovani cozze si fissano e crescono.

    Questo metodo consente alle cozze di svilupparsi direttamente nel loro ambiente naturale, senza alimentazione artificiale.

    La riproduzione della cozza verde resta anch'essa strettamente legata ai cicli naturali oceanici. Gli adulti rilasciano i loro gameti in acqua, poi le larve si lasciano trasportare dalle correnti per diverse settimane prima di fissarsi su vari substrati marini. In questa fase si parla di novellame o di spat.

    Una parte importante dell'acquacoltura neozelandese dipende ancora da questo novellame selvatico, raccolto naturalmente prima di essere trasferito sulle corde di allevamento.

    Una raccolta rapida per preservare la qualità

    Le cozze raggiungono generalmente la taglia di raccolta dopo 12-24 mesi di crescita.

    La raccolta viene effettuata a bordo di navi specializzate in grado di recuperare le lunghe corde di coltivazione grazie a sistemi idraulici. Le cozze vengono poi separate meccanicamente, sciacquate e selezionate direttamente sulla nave.

    La rapidità di questa fase è essenziale per preservare la qualità delle carni e soprattutto la stabilità dei lipidi marini, naturalmente sensibili all'ossidazione.

    Dopo la raccolta:

    • le cozze vengono rapidamente trasportate verso i centri di trasformazione,
    • le carni vengono stabilizzate a bassa temperatura,
    • poi preparate per l'estrazione dei lipidi.

    Dalla cozza all'olio

    L'olio di cozza verde si ottiene grazie a un processo chiamato estrazione con CO₂ supercritica.

    Questa tecnologia permette di estrarre i lipidi marini limitandone la degradazione. Poiché gli Omega-3 presenti nella cozza verde sono particolarmente sensibili al calore e all'ossigeno, questa fase è determinante per preservarne la qualità.

    Il processo consiste nell'utilizzare anidride carbonica in uno stato intermedio tra liquido e gas. In questo stato, la CO₂ agisce come un solvente naturale capace di estrarre i lipidi senza l'uso di solventi chimici aggressivi.

    Perché utilizzare l'estrazione con CO₂ supercritica?

    Questo metodo presenta diversi vantaggi:

    • estrazione a bassa temperatura,
    • migliore preservazione degli acidi grassi marini,
    • assenza di residui chimici,
    • elevata concentrazione di lipidi bioattivi,
    • notevole riduzione delle proteine e degli allergeni.

    L'olio ottenuto viene poi filtrato e protetto dall'ossidazione per preservarne la stabilità.

    Olio o polvere di cozza verde: cosa scegliere?

    Una risorsa sostenibile

    La coltivazione della cozza verde è spesso considerata una delle forme di acquacoltura più sobrie in termini di risorse.

    A differenza di altre produzioni animali, le cozze:

    • non necessitano di alimentazione industriale,
    • utilizzano pochissima acqua dolce,
    • si nutrono naturalmente del fitoplancton presente nell'acqua.

    Analisi del ciclo di vita condotte in Nuova Zelanda mostrano inoltre che le cozze allevate presentano un’impronta di carbonio relativamente bassa rispetto a numerose altre fonti di proteine animali.

    La coltivazione della cozza verde genera circa 30 volte meno emissioni di CO₂ rispetto alla produzione di carne bovina, con un'impronta di carbonio persino inferiore a quella del tofu.
    Thinkstep Anz, New Zealand Government, 2021

    Di fronte alle sfide climatiche

    Anche se la coltivazione della cozza verde è considerata relativamente sostenibile, resta fortemente dipendente dalla salute degli oceani. Diversi fattori possono influire sulla produzione: riscaldamento delle acque, acidificazione degli oceani, episodi di mortalità estiva, variazioni delle correnti marine.

    La qualità delle acque e la resilienza degli ecosistemi costieri sono quindi essenziali per preservare questa risorsa nel lungo periodo.

    Di fronte a queste sfide, diversi programmi di ripristino ecologico vengono oggi attuati in Nuova Zelanda per proteggere gli habitat costieri e ricreare banchi naturali di cozze.

    Questi progetti mirano in particolare a:

    • ripristinare alcune zone storicamente degradate,
    • favorire la biodiversità marina,
    • migliorare la resilienza degli ecosistemi costieri,
    • ricreare habitat per pesci e invertebrati,
    • sostenere la qualità delle acque litoranee.

    FAQ

    Conclusione

    La cozza verde della Nuova Zelanda non è soltanto un ingrediente marino ricco di Omega-3. Il suo valore risiede anche nell'ecosistema da cui proviene: acque costiere ricche di fitoplancton, una specie filtratrice essenziale per la biodiversità marina e una filiera acquicola ancora fortemente dipendente dagli equilibri naturali dell'oceano.

    Dalla raccolta del novellame alla coltivazione su longlines, fino all'estrazione dell'olio con CO₂ supercritica, ogni fase mira a preservare la qualità dei lipidi marini naturalmente presenti in Perna canaliculus.

    La cozza verde illustra anche le sfide attuali dell'acquacoltura sostenibile: produrre limitando l'impiego di risorse, preservare gli ecosistemi costieri e adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

    Per PERNIXOL®, il Laboratorio Sensilia ha scelto l'olio di cozza verde della Nuova Zelanda per la sua ricchezza naturale di lipidi marini, con un approccio attento alla qualità delle materie prime, alla loro tracciabilità e al loro ambiente d'origine.

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    Riferimenti scientifici

    • Alvarenga, R., Dewulf, J., Guinée, J., et al. Life Cycle Assessment of NZ Mussels and Oysters. Prepared for the New Zealand Ministry for Primary Industries (MPI), Wellington, New Zealand, 2021.
    • Elofsson, M., et al., Shellfish Aquaculture and Ecosystem Services: A Review, Frontiers in Marine Science. 2022;9:954404. DOI : 10.3389/fmars.2022.954404
    • Jeffs, A. G., Gardner, J. P. A., et al., Greenshell™ Mussel Aquaculture in New Zealand: Environmental Interactions and Sustainability Perspectives, New Zealand Journal of Marine and Freshwater Research. 2018. DOI : 10.1080/00288330.2018.1506487
    • Ministry for Primary Industries (MPI). Green-Lipped Mussel Fisheries Assessment Plenary May 2025 – Volume 1. Wellington, New Zealand, 2025.
    • NIWA – National Institute of Water and Atmospheric Research. Greenshell™ Mussel Aquaculture.
    • Shadbolt, M., Kelly, S., Jeffs, A., Marine Farming and Greenshell Mussel Ecosystems in New Zealand, New Zealand Journal of Marine and Freshwater Research. 2018;52(4):495-515. DOI : 10.1080/00288330.2018.1506487
    • The Department of Conservation New Zealand, Marine Farms and the Environment. Wellington, New Zealand.
    • Zuidema, S., et al., Carbon Footprint of New Zealand Shellfish Aquaculture, Sustainability. 2023;15(5):3912. DOI : 10.3390/su15053912

    Questo articolo è stato redatto dal team R&S del Laboratorio Sensilia, esperto in nutrizione animale.

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